Quando l’amore diventa una questione sociale: gli apporti del femminismo nero di bell hooks
- yleniamajo
- 18 feb 2024
- Tempo di lettura: 10 min
Aggiornamento: 19 feb 2024
Per chi non la conoscesse, bell hooks (1952-2021), statunitense, è stata (e continua ad essere) un’icona del femminismo nero. In questo articolo, vi parlerò del suo libro “Tutto sull’amore. Nuove visioni” (ed. italiana 2022), che ritengo straordinario e dirompente in quanto si propone di portare nell’arena politica il dibattito sul concetto di amore. L’eredità di Erich Fromm, il quale, ne “L’arte di amare” (1986), sosteneva che l’amore dovesse diventare un fenomeno sociale oltre che individuale, è fortissima.

Bell hooks ritiene che le nostre vite siano caratterizzate da un grande vuoto d’amore ed una forte esigenza di essere amat*, mancanze che lei riconduce al sistema valoriale di stampo capitalistico che permea le nostre società. Il materialismo crea un mondo di narcisisti patologici, dove solo “l’io” conta, il cui unico obiettivo nella vita è soddisfare i propri bisogni e consumare; generando una cultura in cui le cose contano più degli individui ed in cui si è pronti ad ammazzare per un bene di lusso. Il consumismo ha diffuso la credenza secondo la quale ogni nostro bisogno può essere soddisfatto dalla crescita materiale: esso fa uso del vuoto d’amore per tenere le persone in uno stato di costante mancanza in modo da incrementare il desiderio di avere e indurle ad acquistare.
In questo contesto, l’etica dell’amore si rivela in tutta la sua necessità: il consumismo traslato nei rapporti sentimentali induce le persone a credere che i rapporti servono solo nella misura in cui soddisfano in modo istantaneo i desideri individualistici, mentre amare in modo autentico significa investire tempo ed impegno.
Ma come si è giunti storicamente a ciò?
Negli Stati Uniti d’America, verso la fine degli anni ’70, dopo il fallimento dei movimenti radicali per la giustizia sociale, le persone hanno smesso di parlare d’amore. Gli hippie e le loro pratiche d’amore non hanno condotto alla riorganizzazione del sistema esistente attorno ai valori della pace, dell’amore e della giustizia. Così, il culto del denaro e del materialismo ha preso il sopravvento: si trattava di un riflesso dei bisogni imperialistici perseguiti dalla politica estera americana, in cui giocavano un importante ruolo le grandi imprese. Di conseguenza, i cittadini poveri iniziarono ad essere privati dei servizi sociali finanziati dai governi mentre ingenti somme di denaro furono investiti nella spesa militare.
Questo slittamento culturale ebbe come conseguenza un riorientamento circa i modelli e le icone di riferimento: l’ammirazione verso i leader politici ed attivisti visionari è sostituita con l’adorazione verso i ricchi ed i famosi, le stelle del cinema ed i cantanti. Un altro effetto fu la normalizzazione dello sfoggio ostentato del lusso materiale, anche nelle comunità povere: un modo attraverso cui i pochi poveri si arricchivano era attraverso il denaro facile ottenuto dall’industria delle droghe da strada.
Come arrivare a portare amore nelle nostre vite?
In primis, per affrontare quello che bell hooks definisce “viaggio verso l’amore”, c’è bisogno di chiarire bene la nostra meta. Dunque, cos’è l’amore?
Molte persone sostengono che l’amore assuma significati soggettivi e diversi a seconda delle persone, ma, secondo l’autrice, questo avviene perché una definizione precisa dell’amore porterebbe loro a prendere consapevolezza dell’assenza d’amore nelle loro vite. Ammettere ed affrontare la mancanza d’amore nei nostri rapporti fondamentali del presente o del passato, è tuttavia il primo passo verso l’autoguarigione.
Il primo punto toccato dall’autrice è che l’origine della difficoltà di amare risiede proprio nella confusione attorno al significato di amare: non esiste una definizione condivisa e si dà per scontato che si sappia istintivamente come si faccia ad amare.
Nel momento in cui state leggendo queste righe, tutt* voi, che ne siate consapevoli o meno, non siete a digiuno di una concezione sull’amore, sia per le idee diffuse sull’amore circolanti attraverso libri o film, sia perché abbiamo interiorizzato una modalità ben precisa di amare: il modo in cui siamo stati amati durante l’infanzia.
Tuttavia, siamo cresciut* in una cultura che ci dice che prima o poi l’amore romantico arriverà automaticamente per noi, a prescindere dal dolore vissuto nella nostra infanzia. Certo, le relazioni sentimentali hanno il potenziale di redimere le nostre ferite d’amore, ma solo se siamo “pront* ad essere salvat*”. Altrimenti tutti i legami si trasformano in un luogo dove ripetere vecchi schemi.
Proprio per questo motivo, dobbiamo fare un primo passo iniziando ad assumerci la responsabilità del nostro benessere: dobbiamo guarire dalle ferite del passato, dai tradimenti e dalla negligenza emotiva dei nostri genitori prima di liberarci dai modelli appresi, dalla certezza inconscia che nessuno ci potrà mai amare per come siamo veramente, per poi poter sviluppare il senso d’amore dentro di noi e riscrivere le nostre memorie.
Poch* sono gli scrittori e le scrittrici che parlano del collegamento fra la mancanza d’amore nelle famiglie ed i modelli patriarcali, in cui alcuni aspetti considerati amorevoli coesistono assieme a pratiche di prevaricazione e sopraffazione. Ma l’amore e l’abuso non possono coesistere: una famiglia che ti ha abusato, trascurato o maltrattato non ti ha amato.
Il modello familiare predominante all’interno del sistema patriarcale è il modello della famiglia nucleare. Un terreno molto fertile per gli abusi di potere, in quanto all’interno di questo piccolo nucleo, i genitori esercitano pieni poteri sui loro figli. Essa viene infatti definita dall’autrice come “l’unica sfera di potere istituzionalizzata che può essere tranquillamente autocratica e fascista”. L’autrice ci fa notare che i bambini e le bambine non hanno gli strumenti adatti per poter organizzarsi collettivamente e denunciare gli abusi ed i maltrattamenti subiti all’interno della famiglia. Purtroppo, è senso comune pensare che ciò accada soltanto nelle famiglie più povere mentre abusi ed abbandono emotivo sono all’ordine del giorno anche delle famiglie benestanti o molto ricche.
Quando la famiglia fa parte di una comunità più allargata, ad esempio di una famiglia estesa, c’è più variabilità e possibilità che i bambini possano incontrare un adulto amorevole. Nonostante molti studi confermino che la famiglia patriarcale nucleare sia prevalentemente disfunzionale, molte persone continuano a sostenere che sia l’ambiente ideale dove crescere i figli. E’ bene tenere a mente che la famiglia patriarcale nucleare privatizzata non soltanto è recente ma è anche minoritaria rispetto alle altre organizzazioni familiari mondiali.
Inoltre, molte società, come quella statunitense, normalizzano la patologia: passa il messaggio che tutte le famiglie sono un po’ scombinate, che sono fatte semplicemente così e che sia anormale credere che uno possa avere una famiglia funzionale e amorevole.
Secondo l’autrice è nelle comunità che s’impara ad amare come rimedio all’individualismo sfrenato e ai limiti della famiglia nucleare. La definizione di comunità che ci riporta è: “un’aggregazione di individui che hanno imparato a comunicare onestamente tra loro, i cui rapporti vanno più a fondo e al di là delle maschere del decoro, e che si sono assunti con serietà una sorta di impegno a “gioire insieme, piangere insieme” e a “stare bene insieme e a fare propri i problemi degli altri”.
L’autrice sostiene che se non si fa esperienza d’amore nella famiglia in cui siamo nati, è nell’amicizia che abbiamo la possibilità di conoscere un legame intimo, sincero e profondo e dunque l’amore. Nonostante ciò, viene insegnato che all’amicizia non va dato lo stesso peso che si dà ai legami familiari o sentimentali: siamo stati educati a credere che le relazioni sentimentali dovessero essere venerate al di sopra di tutto.
Bell hooks esplora ulteriormente l’intreccio fra amore e patriarcato: ella sostiene che battersi per l’abolizione del patriarcato, rappresenta un passo verso l’amore.
Nella nostra società, il modo d’amare degli uomini e delle donne è diverso: alla maggioranza dei bambini (maschi) viene insegnato a comportarsi come se l’amore non contasse e ad essere razionali mentre alle donne viene affidato il compito di occuparsi dei sentimenti e delle emozioni. La pressione verso l’aderenza ai modelli patriarcali comporta il distacco da parte di molti uomini dai sentimenti e dai sogni romantici. Viene chiesto agli uomini di fornire un falso sé, di essere forti e non dare segno di sentirsi feriti, soli, tristi o piangere.
Se gli uomini venissero socializzati a desiderare l’amore tanto quanto viene loro insegnato a desiderare il sesso, assisteremo ad una rivoluzione culturale. Allo stato attuale, la maggior parte degli uomini tende a preoccuparsi più della prestazione e soddisfazione sessuale che della capacità di dare e ricevere amore.
L’autrice porta alla luce l’esistenza, all’interno della cultura patriarcale, di un’asimmetria fra uomini e donne soprattutto per quanto riguarda l’amore ricevuto. Infatti, da un lato, quasi tutti gli uomini sentono di ricevere amore e sanno cosa si prova ad essere amati: percepiscono l’amore come qualcosa che gli spetta e che possono ricevere senza fare alcuno sforzo. Dall’altro lato, molte donne desiderano l’amore ma questo bisogno raramente è appagato. L’interiorizzazione dell’idea che non conosceranno mai un amore appagante, porta loro ad accontentarsi di un partner insoddisfacente pur di lenire il dolore e provare tranquillità. Spesso vogliamo un partner maturo, affidabile, affettuoso, presente, sensibile e gentile e quando prendiamo consapevolezza della discrepanza fra ciò che desideriamo e ciò che abbiamo accettato, il timore di restare soli e senza partner ci porta ad accontentarci di uno incompleto.
Ciò è anche dovuto all’idea dominante che quando ci innamoriamo non abbiamo nessuna scelta, che quando scatta qualcosa, ci travolge e prende il sopravvento. (Espressioni del tipo “to fall in love” avallano ed incentivano questa concezione). Ma l’autrice ribadisce che è possibile, anzi, opportuno valutare un partner criticamente con lucidità e proteggendo i nostri bisogni.
A questo punto l’autrice riflette sul significato di “amare” e, in particolare, sulla sua dimensione spirituale.
L’amore non è soltanto un sentimento quanto piuttosto un’azione concreta, una promessa ed un impegno nato da una scelta consapevole che implica assumersene la responsabilità.
Amare, secondo bell hooks, significa mettere insieme diversi elementi: la cura, l’affetto, il riconoscimento, il rispetto, l’impegno, la fiducia, l’onestà e la comunicazione aperta.
Certo, in molte famiglie vengono offerte tante cure ai bambini, ma non basta: l’amore può comunque mancare del tutto; le due cose non sono incompatibili.
L’aspetto che più mi ha colpito di questo libro è che l’autrice considera l’amore una pratica spirituale, un’alleanza sacra che innesca il desiderio di alimentare la crescita spirituale nostra o altrui.
In effetti, lei concepisce la comunione con l’altr* e l’abbandono nell’altr* come una modalità per sperimentare il senso di trascendenza e realizzarci del tutto come esseri umani. Inoltre, la misteriosa connessione fra la nostra anima e quella di un’altra persona è capace di riportarci in contatto con la nostra anima e ritrovare il nostro vero sé, scoprendo e realizzando le nostre potenzialità più profonde. Nelle parole dell’autrice: “la connessione dell’anima è la risonanza fra due persone che reagiscono alla bellezza sostanziale della natura individuale dell’altro, al di là della sua facciata, e si incontrano su un piano più profondo.”
Quando si parla di spiritualità, chiaramente, non si fa riferimento a nessuna religione nello specifico, quanto piuttosto al riconoscimento di una nostra dimensione interiore, quella di anima, che ci fa sentire più connessi con il resto del mondo e dell’esistenza di una pluralità di strade per avvicinarci ad essa.
L’autrice si oppone ad alcune pratiche new age incentrate sul perfezionamento individuale piuttosto che sull’applicazione dei principi d’amore in seno ad una comunità. Per lei la pratica spirituale non ha a che fare soltanto con ritiri spirituali o sulla lettura di un buon libro ma soprattutto dall’azione concreta che rappresenta la manifestazione esteriore di un atteggiamento mentale incentrato sulla valorizzazione dell’interconnessione fra gli esseri umani.
Bell hooks afferma che a livello controculturale, si sta lentamente facendo strada un risveglio spirituale che si affermerà con forza maggiore nel momento in cui la moda dell’ateismo e, le altre narrazioni predominanti che offuscano il nostro desiderio di evolverci spiritualmente lasceranno spazio alla nostra autenticità.
Il deserto spirituale della nostra vita è un perfetto terreno di coltura per l’avidità materiale ed il consumo eccessivo: in un mondo senza amore, la passione che porta a creare legami può essere sostituita dalla passione per il possesso, anche perché un bisogno materiale è soddisfatto più facilmente.
Vivere secondo l’etica dell’amore significa essere integri ed impegnarsi nella coltivazione di legami solidi, anteporre il valore della vita umana rispetto ai miglioramenti materiali.
Integrità significa unire pensiero e pratica e non accettare certe contraddizioni. L’autrice cita un esempio: negli Stati uniti, la maggior parte dei cittadini si dichiara contraria alla violenza domestica. D’altro canto, quando si spiega loro che soltanto la fine del patriarcato potrà mettere fine alla violenza di genere, si palesa il grande divario tra i valori dichiarati da queste persone e la loro disponibilità a viverli fino in fondo. Si tratta di un tradimento nei confronti dei propri valori che è anche dettato dalla paura di cambiamenti radicali.
Ma perché abbiamo bisogno dell’amore nella nostra società? L'ultimo punto di cui voglio parlarvi riguarda il potere trasformativo dell’amore nell’ambito della res publica.
Bell hooks sostiene che se tutte le politiche pubbliche fossero create con spirito d’amore non esisterebbe più il problema della disoccupazione, dei/delle senza tetto, della tossicodipendenza, dell’inadeguatezza del sistema scolastico e così via.
Se tanti cittadini nordamericani accettano le regole del neo-liberismo economico, che semina degrado sociale, malessere e guerra è perché la macchina capitalistica li ha spinti a ripiegarsi nella sfera del privato e a non vedere i nessi che legano personale e politico, storia individuale e società, vicenda intima e mondo. Al contrario, l’etica dell’amore ci porta a realizzare davvero l’idea di democrazia nella nostra Costituzione, sostituendo la cultura del “noi” a quella dell’”io”.
L’autrice parla di potere trasformativo dell’amore facendo leva sul posto che esso occupa in tutti i grandi movimenti per la giustizia sociale. Martin Luther King ne “La forza di amare” (1967), poneva l’accento sull’amore come forza attiva che unisce tutte le vite nella lotta per porre fine alla sopraffazione.

Abbiamo bisogno di portare amore anche nell’ambiente di lavoro per contribuire a trasformarlo, rendendolo un luogo capace di garantire la nostra realizzazione personale: il lavoro dovrebbe essere buono, soddisfacente, dare dignità a chi lo svolge ed essere utile e gradito alle persone per le quali viene svolto. La nostra capacità di amare è anche influenzata dal nostro lavoro, in quanto chi è frustrato sul posto del lavoro, trascina nella famiglia questa sensazione di miseria ed umiliazione.
Se il comunismo ha subito una sconfitta globale, l’ideale comunitario non ha smesso di contare. In tutto il mondo, uomini e donne stanno acquistando maggiore consapevolezza dell’importanza di vivere in modo semplice e di condividere le risorse. La scelta di vivere con semplicità accresce inevitabilmente la nostra capacità di amare. E’ così che si impara a praticare la compassione, affermando quotidianamente il nostro legame con la comunità mondiale.
In questo modo possiamo contrapporci ai grandi nemici dell’epoca contemporanea, il forte individualismo e la logica materialistica, mediante la forza delle nostre passioni, il sogno e con la creazione di una comunità solidale e amorosa, riconoscendoci come parte di un tutto in cui l’umano è un’infinitesima parte. L’amore è un bisogno umano e qualunque società che esclude lo sviluppo dell’amore è destinata a perire per la sua contraddizione con la natura umana.
Grazie per la lettura.
A presto,
Ylenia
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