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Femminismo islamico: 13 motivi per cui l'islam non è una religione sessista

  • yleniamajo
  • 21 ott 2022
  • Tempo di lettura: 10 min

Aggiornamento: 9 dic 2025

L’espressione “femminismo islamico” ti sembra un ossimoro? Ammettilo, ti sei sentitx un po’ scossx quando hai letto questi due termini congiuntamente. Questo è perché l’equivalenza islam=donne sottomesse è ancora molto immediata nelle nostre menti “occidentali”. Il punto principale di questo articolo è che non c’è alcuna correlazione diretta fra questa religione e la sottomissione delle donne, e ti spiegherò il perché!



Del resto, l’islam è praticato in Paesi appartenenti alle più disparate aree geografiche come l’Indonesia, l’Africa subsahariana, l’Europa, la Cina, la Russia, gli Stati Uniti d’America. Lo sapevi che solo il 20% dei/delle musulmanə sono arabə ? Come è possibile pensare che tutte le donne musulmane siano ugualmente oppresse in virtù della loro Fede ?

Valorizziamo moltissimo gli scambi interculturali ma poi non siamo in grado di guardare senza i nostri preconcetti chi segue la religione musulmana. La religione è uno dei tanti aspetti che fanno parte di una cultura. Religione è cultura.

Ebbene sì, è l’ora di iniziare a capire la differenza fra ciò che affermano le Scritture e ciò che invece deriva dall’intreccio fra dinamiche storiche, politiche e culturali di un determinato paese. Dobbiamo in realtà fare un po’ pace ed amicizia con l’islam. Dobbiamo accoglierlo, conoscerlo più da vicino e dunque re-incontrarlo con nuovi occhi. Capire l’origine di sistemi di credenze erronei e stereotipati, tracciare una genealogia è fondamentale per poi ribaltarli. Indice


  • La retorica dell’oppressione

  • Un’ottica di genere per riformare il discorso islamico

  • La prima donna a guidare la preghiera del venerdì sera: Amina Wadud

  • Lo spirito ed il disegno generale del Corano

  • Adamo ed Eva e tutti gli esseri umani provengono dalla stessa anima

  • Eva non è la peccatrice

  • A tutti gli esseri umani è affidato il compito di contribuire allo sviluppo della società partendo dalla propria anima

  • Il ruolo delle donne nel Corano

  • A donne e uomini è attribuito lo stesso potenziale spirituale

  • Distinguiamo le contingenze storiche dai precetti universali

  • No, le musulmane non devono obbedire ai loro mariti!

  • Il Corano suggerisce di sposare una sola donna

La retorica dell’oppressione Lo sai per cosa è stata usata la retorica dell’oppressione delle donne musulmane nel lontano periodo del colonialismo in Medio Oriente e Nord Africa? I colonialisti europei hanno portato avanti un discorso basato sull’opposizione fra l’Occidente ed islam e l’inconciliabilità fra la donna occidentale e quella musulmana; dunque, l’idea del “fardello” di liberare le donne musulmane è stata sfruttata per imporre il controllo politico.

E lo sai che impatto ha avuto ciò sullo sviluppo dei movimenti femministi in quelle regioni? Si è creata l’idea della sovrapposizione tra femminismo ed imperialismo culturale: si è instillata la considerazione che il dominio imperialista delle società del terzo mondo sia avvenuto attraverso la sovversione della cultura e soprattutto la liberazione delle donne. E che dunque in ogni caso l’emancipazione delle donne fosse collegata all’ingerenza delle potenze coloniali europee. Di conseguenza, i movimenti femministi sono stati molto osteggiati, oltre alla resistenza misogina tipica di qualsiasi società, anche perché accusati di tradire la patria ed i valori dell’islam. Un’ottica di genere per riformare il discorso islamico I movimenti femministi nel mondo musulmano si sono articolati in due filoni: uno laico ed un altro denominato femminismo islamico. Anche se le attiviste musulmane non si definirebbero “femministe” in quanto ciò potrebbe essere considerato un concetto neo-coloniale per i motivi spiegati precedentemente, queste si propongono di leggere analiticamente ed in profondità il Corano, sviluppandone un’esegesi (un’interpretazione) in un’ottica di genere.

Si impegnano dunque a riformare il discorso islamico dall’interno, criticando le letture degli esegeti della tradizione che si sono spesso discostate dai significati del testo sacro. Facciamoci più attenzione: quando leggiamo qualsiasi tipo di testo, lo decifriamo a partire dalla nostra visione del mondo, che è forgiata sulla base delle influenze della società in cui ci troviamo, delle nostre esperienze, dalla nostra personalità, e persino dall’incoscio personale, che per definizione è ciò che guida le nostre azioni senza che noi ne siamo al corrente.

È abbastanza intuitivo, no? Nel corso dei secoli, l’interpretazione delle Sacre Scritture è stata effettuata soltanto da parte dei maschi. Per cui, il punto di vista femminile è uscito di scena e tutta la misoginia presente nella loro società si è trasferita nel sacro. L’elemento della sacralità, proprio del discorso religioso, è capace di attribuire una grande legittimità a certe affermazioni, per cui, i pregiudizi sessisti disseminati da parte delle religioni patriarcali si sono consolidati con maggior vigore. Ed è importante ribadire ciò perché oggi giorno, pur vivendo in uno stato laico, alcuni dettami della religione cattolica continuano ad influenzarci perché sono entrati a far parte del nostro retroterra culturale e li abbiamo interiorizzati. Ed è anche rilevante perché dobbiamo imparare a mettere in campo il nostro discernimento e distinguere tra ciò che è genuina spiritualità e ciò che invece è stato introdotto dall’essere umano. La prima donna a guidare la preghiera del venerdì sera: Amina Wadud “Il Corano e la donna” di Amina Wadud è un libro che mi ha fatto particolarmente appassionare perchè spiega in modo semplice e chiaro il meraviglioso disegno universale, nonchè lo spirito, del Corano, dimostrando abilmente gli errori interpretativi degli esegeti della tradizione che hanno dedotto insegnamenti misogeni a proprio vantaggio. Voglio farti conoscere più da vicino questa donna considerata tra le maggiori esponenti del femminismo islamico, così saprai da che parte del mondo viene, qual è il suo retroterra culturale, e l’argomentazione principale del suo libro.


Amina Wadud nasce nel 1952 a Bethesda, nel Maryland. Originariamente cristiana, si converte all’islam nel 1972. Si specializza in studi arabi e islamici e sul vicino oriente. Approfondisce, poi, la lingua araba, la teologia e la filosofia presso l’università di Al-Azhar ad Al-Cairo. E’ stata la prima donna a guidare, nel 2005, da Imam la preghiera del venerdì alla presenza di uomini e donne, andando contro quelle interpretazioni che lo ritengono un ruolo riservato esclusivamente agli uomini. Amina Wadud opera un Tafsir di genere: un’interpretazione del Corano orientata dal punto di vista del genere; si tratta di un metodo olistico in quanto analizza il libro sacro nel suo complesso ed all’interno del contesto sociale, morale, economico e politico.

Lo spirito ed il disegno generale del Corano Vediamo un po’ insieme alcuni elementi di base della visione del mondo coranica. Così, non soltanto potrai capire perché l’islam non è una religione sessista ma potrai anche avvicinarti di più a questa religione ed allontanarti da tutte quelle rappresentazioni mediatiche fuorvianti e stereotipate. Ma prima ti svelo una piccola cosa importante! La parola Allah significa Dio in arabo, dunque, non vedo perché dovremmo tradurlo con “Allah”: si tratta dello stesso Dio dei cristiani e degli ebrei in quanto la religione musulmana è concepita come la terza delle religioni monoteiste, in cui Gesù è uno dei profeti mentre Mohammed il sigillo dei profeti. Tradurre questo nome non fa che creare ulteriore alterità con i/le fedelə musulmanə. Adamo ed Eva e tutti gli esseri umani provengono dalla stessa anima Innanzitutto, secondo il Corano, tutti gli esseri umani provengono da uno stesso punto di origine: dalla stessa nafs (che in arabo significa anima) e condividono un’unica destinazione: tornare all’Uno. Dio ha creato Adamo ed Eva da una stessa anima (nafs) e da essa ha creato il suo zawg (in arabo: sposo). Nafs è inteso come essere umano, anima, non c’è nessun riferimento che possa trattarsi di un uomo.

Che s’intende quando si afferma che “da essa ha creato il suo sposo?” Si tratta del dualismo della creazione: tutto in natura è stato creato in coppia. Ciascun membro di una coppia esiste sulla base di questa correlazione ed è ugualmente essenziale. La coppia dei due generi è un riflesso della realtà essenziale di tutte le cose. E tutte le cose, che sono state create in coppia, si distinguono dal creatore, che è Uno in quanto non è stato creato. Il maschile ed il femminile sono caratteri essenziale del genere umano ma non sono funzioni attribuite. Eva non è la peccatrice L’episodio del giardino dell’Eden e del peccato universale, si distingue da quello narrato nella Bibbia: si afferma che sia Adamo che Eva abbiano disobbedito a Dio e non soltanto Eva e dunque il genere femminile. Il Corano ribadisce infatti il senso di responsabilità individuale della disubbedienza. A tutti gli esseri umani è affidato il compito di contribuire allo sviluppo della società partendo dalla propria anima Quanto allo scopo ultimo del Corano, al suo disegno generale, esso si prefissa di guidare l’umanità verso il compimento di alcune attività, spronare gli esseri umani a praticare la fede per la quale saranno ricompensati, e, verso il riconoscimento di determinate verità. Il Corano, dunque, non effettua nessuna distinzione fra uomini e donne, né relativamente alla loro creazione o a quello che è il fine ultimo del Libro, né relativamente alla ricompensa promessa. Uno dei messaggi che più mi piace del Corano è che agli esseri umani, indistintamente dal genere, è stato affidato il compito di contribuire allo sviluppo dell’umanità partendo dal cambiamento all’interno dell’Anima. Il ruolo delle donne nel Corano Qual è la visione del Corano sulle donne e sul loro ruolo? Il concetto di donna predominante all’interno di una data cultura in un preciso momento storico ha influenzato le interpretazioni della posizione del Corano sulla donna; di conseguenza, le esperienze delle donne sono state escluse o interpretate tramite questa visioni maschili sulle donne. Ma, come afferma Amina Wadud, c’è bisogno di analizzare il Corano alla luce dei cambiamenti delle società. Il Corano riconosce la funzione biologica di riproduzione della donna ma non anche quella di cura; la capacità di partorire è di primaria importanza ma non è l’unico compito affidatole. Agli uomini si ordina di avere rispetto per la funzione delle donne, si tratta della Qiwama: agire in modo da evitare che le donne siano oberate da ulteriori responsabilità.

I personaggi femminili presenti nel Corano rappresentano lo sforzo umano sulla terra: queste persone svolgono un ruolo specifico in vista della realizzazione del disegno generale del Corano ma non sono attinenti ad un genere in particolare. Tuttavia, le loro storie sono state tramandate da interpreti delle scritture che non sono stati in grado di trascendere il fatto che fossero donne. Ad esempio, il valore di Maria, che è definita “una dei devoti di Dio”, trascende la sua identità di genere. Si tratta di una di quelle persone che si distinsero per la loro natura collaborativa e per la loro devozione a Dio, un modello comportamentale attribuito sia a donne che ad uomini. La madre di Mosè ricevette il Wahi: una comunicazione divina da Dio. E’ soltanto a causa di una questione storica che a nessuna donna è stata affidata la funzione di Risala, ossia una persona incaricata della trasmissione a tutto il genere umano di una comunicazione divina. All’epoca le donne non sarebbero state né rispettate ne credute dunque, affidare il compito agli uomini, è stata una scelta motivata sulla base di una maggior efficacia e riuscita della diffusione del messaggio.

Un’altra donna menzionata è Bilqis, la regina di Saba, che è elogiata per le sue qualità politiche e religiose e per il suo discernimento: nell’interazione con Salomone, fu capace di prendere decisioni politiche indipendenti dalle regole vigenti. Ad uomini e donne è attribuito lo stesso potenziale spirituale Quanto ai ruoli spirituali e sociali delle donne e degli uomini, il Corano parla di differenze funzionali all’interno della società. Il corano non definisce in senso stretto i ruoli della donna e dell’uomo, non stabilisce una divisione monolitica del lavoro fra uomini e donne, al massimo valorizza la diversificazione. Il rapporto tra l’individuo e Dio non è espresso in termini di genere sessuale: il termine usato nel corano è nafs, a cui sono attribuite responsabilità e ricompense. Ad uomini e donne è attribuito lo stesso potenziale spirituale; le differenze fra gli individui sono espresse in termini degli atteggiamenti e delle azioni compiute. Si afferma che la persona più nobile sia chiunque abbia più “Taqwa”: un atteggiamento pio e con consapevolezza di Dio. Distinguiamo le contingenze storiche dai precetti universali Il Corano è stato rivelato in un momento storico ben preciso e all’interno di un determinato contesto sociale: quello dell’Arabia ai tempi del Profeta Mohammed ed è la risposta divina a problemi specifici di ordine morale e sociale incontrati in quella situazione storica. La contingenza storica serve a capire il significato di alcuni versi: le occasioni nelle quali un certo verso è stato rivelato (asbab al-nuzul).

In effetti, c’è bisogno di un doppio movimento interpretativo dei versetti coranici: dallo specifico (ossia lo studio della situazione storica del problema in questione, per capirne il significato) al generale (ossia si cerca di estrapolare dal contesto storico-culturale uno specifico insegnamento socio-morale che possa aver una valenza universale). Gli esempi concreti proposti dal Corano rendono tangibili i principi concettuali e ne dimostrano l’applicazione. Ma a proposito di esempi concreti, facciamone uno SUBITO: la questione del velo. Il Corano sancisce il principio generale della riservatezza mentre l’uso del velo e la segregazione delle donne dell’Arabia del VII secolo ne rappresenta SOLTANTO una manifestazione particolare, culturalmente e storicamente determinata. No, le musulmane non devono obbedire ai loro mariti!

Andiamo alle parti più controverse e dibattute! Al verso 4:34 si legge che agli uomini è ordinato di ammonire, lasciare sole nei loro letti e battere le donne che causano un turbamento dell’armonia coniugale. Dunque, il Corano dà diritto al marito di picchiare la moglie in caso non la obbedisca?? Assolutamente no, ed è qui che dobbiamo fare molta attenzione in quanto come ho appena detto, tutti i passaggi del Corano sono stati rivelati in un particolare momento storico e sono stati espressi in termini e modi relativi a quelle circostanze.


Uno degli errori più grandi è stato infatti quello di trarre principi universali da soluzioni per problemi specifici. Un’interpretazione del genere, infatti è in contraddizione con l’essenza del Corano e le pratiche stabilite dal Profeta. I versi del Corano non possono essere interpretati disgiuntamente dal disegno generale di giustizia sociale previsto da esso. Dunque a quali problemi di ordine sociale e morale il Corano cerca di dare una risposta? Il testo del Corano si focalizza sulle regole coniugali esistenti ai tempi della Rivelazione ed applica alcuni limiti al comportamento violento dei mariti nei confronti delle loro mogli. Il Corano suggerisce di sposare una sola donna

Questo è valido anche per quanto riguarda la poligamia: il Corano si propone di limitare e di regolamentare la pratica della poligamia esistente in Arabia nell’era pre-islamica. Ma non suggerisce assolutamente di sposare più donne, anzi, che tu ci creda o no, consiglia di sposarne solo una in quanto riconosce che è difficile dedicare il proprio tempo e le proprie cure a più di una donna e si rischierebbe di essere ingiusti! Concludo qui questa lunga riflessione, affermando che il processo d’interpretazione deve continuare all’infinito perché solo in questo modo la saggezza del Corano potrà essere espressa in modo compiuto.


Grazie per la lettura.

A presto,

Ylenia

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